Il patetico muro di Lampedusa

di Gad Lerner.

Il governo italiano risponde da par suo al cittadino del mondo Barack
Obama, simbolo meticcio della contemporaneità. “Dobbiamo abbattere
tutti i muri che ancora dividono i popoli e le razze, i ricchi dai
poveri”, invocava giovedì da Berlino il candidato presidente. E noi?
L’indomani facciamo finta di edificare il patetico muro di Lampedusa.
Naturalmente è una bugia che il territorio nazionale sia minacciato da
un’invasione di “clandestini” tale da richiedere la proclamazione dello
stato d’emergenza. Al contrario, una vera emergenza scatterebbe nella
malaugurata ipotesi che i lavoratori immigrati privi di permesso di
soggiorno abbandonassero le nostre aziende e le nostre famiglie. Ma per
il ministro Maroni lo scandalo e la riprovazione internazionale sono
boccate d’ossigeno, perseguite cinicamente, come già i commissari
etnici, il censimento dei nomadi e la sottolineatura esibita delle
impronte digitali obbligatorie per i minori rom.
Di fronte ai funzionari del Viminale e ai prefetti impensieriti da tale
crescendo di deroghe alla normale amministrazione dell’ordine pubblico,
pare che Maroni si giustifichi sottovoce: lasciate che io lanci i miei
proclami urticanti e prometta ai sindaci squattrinati la stella di
sceriffo; ci aiuterà quando dovremo far digerire agli enti locali
l’inevitabile perpetuazione dei campi nomadi e dei ricoveri provvisori.
Logica vorrebbe che il governo della destra autoritaria, come antidoto
ai flussi incontrollati, faciliti nuove procedure d’immigrazione
regolare. Ma non è questo che vuole. Gli stranieri continueranno ad
arrivare con visti turistici per essere assunti in nero. Resteranno
estenuanti le pratiche di rinnovo del permesso di soggiorno, e nel
frattempo anche i regolari che perdono il posto verranno lasciati
precipitare nel gorgo dell’illegalità. Perché nel paese dell’economia
sommersa il sopruso e l’ingiustizia convengono a molti.
Chi ha vinto le elezioni imponendo la percezione di una società preda
della criminalità straniera, chi alimenta la leggenda degli immigrati
furbi, titolari di privilegi a scapito della popolazione locale, ora
accoglie come un complimento perfino l’accusa di disumanità. Ne misura
gli effetti benefici sui sondaggi d’opinione.
Il senso comune reazionario viene infatti coltivato a uno scopo
preciso: programmare una guerra tra poveri qualora il calo dei redditi
acuisca gravemente il disagio sociale. Seminare oggi il falso allarme
per “il persistente ed eccezionale afflusso di extracomunitari”;
annunciare il potenziamento delle “attività di contrasto”, non
rappresenta una deriva fascista ma qualcosa di più subdolo e insidioso:
la codificazione della disuguaglianza anche in materia di diritti
fondamentali dell’uomo, fra cittadini e non cittadini, fra appartenenti
al popolo ed estranei necessari al popolo purchè rassegnati alla
condizione di paria. Questa teorizzata disparità di trattamento è alla
base delle antimoderne campagne contro la costruzione di moschee a
Milano e Genova, città in cui vivono decine di migliaia di musulmani.
Ma l’intimidazione degli stranieri irregolari -necessari e quindi
tollerati purchè ridotti a paria- già ne condiziona la vita,
all’insegna della paura: varie associazioni di medici denunciano un
calo drastico dell’utenza di immigrati bisognosi di cura nelle
strutture sanitarie. Vogliamo considerarlo un risparmio, o una vergogna?
La destra italiana fu rigenerata quindici anni fa dall’inventore della
tv commerciale facendo leva sulla figura universale, moderna,
tendenzialmente cosmopolita, del consumatore di prodotti. Oggi, al
contrario, la stessa destra propugna una visione etnica
dell’italianità. E aspira a dominare il tempo delle vacche magre
rifornendosi del combustibile particolarista: quasi un nuovo
colonialismo applicato al mercato domestico.
Nel resto d’Europa destra e sinistra si dividono sull’applicazione di
norme rigorose che governino il flusso migratorio, sempre finalizzate
all’integrazione e alla cittadinanza. Ultima venuta, l’Italia viceversa
s’inebria di retorica del “territorio” da purificare con la macumba di
un’immensa ronda provvidenziale. Come se per bucare il video dei talk
show i politici di entrambi gli schieramenti fossero chiamati solo a
gareggiare su chi sia il più bravo a espellere il maggior numero dei
famigerati “clandestini”. Eppure non è lontano il tempo in cui le nuove
generazioni degli immigrati parteciperanno alla contesa pubblica,
chissà, forse esprimendo i loro Obama multicolore. Speriamo solo di non
arrivarci per via di una guerra tra poveri, nel segno dell’odio
separatista.

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