3 Apr, 2008

Sulla tolleranza, su Ferrara e sull'aborto

Inviato da gioegio 22:14 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | politica
Nella sua "Lettera sulla tolleranza" (1685) Locke afferma che, in materia di opinioni e coscienza, l'intolleranza non è mai legittima con l'eccezione degli atei e dei cattolici.
I primi perché non riconoscevano la Divinità, l'unica fonte di ogni morale.
I secondi perché chiedevano la libertà in nome dei principi altrui (oggi potremo dire la laicità dello stato) per poi toglierla ad altri in nome dei propri.
La libertà che invocavano non era un ideale da declinare concretamente nella garanzia della libertà di tutti ma solamente uno strumento da usare per raggiungere un regime di libertà per essi soli.
Perciò John Locke chiedeva l'intervento civile contro questo gruppo che attentava all'ordine giuridico.
Se è vero che gli atei non sono mai stati in quanto tali una minaccia di sovversione per l'ordine giuridico non possiamo purtroppo dire lo stesso di alcuni cattolici ed in generale di tutte le religioni, in particolar modo quelle monoteiste, quando si arroccano nelle proprie verità senza esercitare il dubbio e la vera tolleranza.
I cattolici infatti riconoscono lo stato ma non possono non riconoscere e non obbedire a un'autorità che allo stato si considera superiore, la Chiesa Cattolica. Detto in parole povere può anche essere stato fatto un referendum nel 1981 che ha visto il popolo italiano approvare a larga maggioranza la legge 194 ma i cattolici, non tutti ovvio, soltanto alcuni tipi di cattolici, si attiveranno ad ogni occasione per contrastarla in tutti i modi, interferendo così nell'esercizio della libertà democratica altrui.
Attuale come non mai Locke. Pensiamo a quei parlamentari cattolici che, reclamando la libertà di coscienza (la loro), sono pronti a votare leggi che tolgono la libertà ad altri (la legge 40 ad esempio) o a bocciare proposte di legge che vogliono finalmente dare diritti a chi ancora non li ha (le coppie gay ad esempio).

Attenzione, il problema non sta nello scegliere in coscienza, seguendo o meno i dettami della Chiesa, cosa fare del proprio corpo e dell'embrione o feto che porta dentro di sé - e già qui si escluderebbero tra l'altro tutti gli uomini dal dibattito.
Il problema si crea quando un cattolico, un certo tipo di cattolico evidentemente, decide in coscienza - una coscienza formatasi all'interno della gabbia che la Chiesa crea per lei - che tutti gli altri, compresi i non cattolici, debbano per legge civile seguire la legge morale che lui stesso si sente in dovere di seguire.

Per essere più chiari è bene citare direttamente il codice di diritto canonico

Can. 209 - §1. I fedeli sono tenuti all'obbligo di conservare sempre, anche nel loro modo di agire, la comunione con la Chiesa.

§2. Adempiano con grande diligenza i doveri cui sono tenuti sia nei confronti della Chiesa universale, sia nei confronti della Chiesa particolare alla quale appartengono, secondo le disposizioni del diritto.

Can. 212 - §1. I fedeli, consapevoli della propria responsabilità, sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori, in quanto rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa.

Detto ciò si capisce bene come per alcuni la democrazia, per quanto riguarda alcune questioni, non conti assolutamente nulla. L'unica autorità in merito è quella della Chiesa Universale Cattolica. Fintanto si fermassero alle proprie scelte personali la cosa non porrebbe problemi a nessuno. Pensano che abortire non sia giusto? Bene, non lo fanno. Ma quando si sconfina nella libertà degli altri allora la faccenda si complica e diventa, giustamente, pericolosa.

Se per libertà si intende l'essere liberi da costrizioni esterne allora si può dire che il cattolico è chiaramente schiavo, magari anche gioiosamente ma non è questo il punto, della norma della Chiesa ed, in ultima istanza, del Pontefice Vicario di Cristo in terra: un uomo che si dichiara infallibile e che in terra, facendo le veci di Cristo, ha suprema "potestà di giurisdizione" su tutti i fedeli. Attualmente stiamo parlando di Joseph Alois Ratzinger.
Ma non è finita. Schiavo come si ritrova, questo cattolico non solo rinuncia alla propria libertà (di ragione e di azione) ma si prodiga attivamente per toglierla ad altri che cattolici non sono e che quindi non hanno nulla a che fare con le leggi morali cui lui è tenuto a rispettare.
Si svela qui il grande progetto papale: annientare, tramite l'attacco al relativismo, la libertà di ognuno di scegliere per sé e sostituire a questa libertà la dittatura della Chiesa su scienza e coscienza.

Perché dico questo? Perché Ferrara con la sua lista Aborto no grazie ha l'obiettivo di vietare l'aborto in Italia attraverso una legge dello stato. Dunque di usare la sua libertà di decidere in coscienza cosa fare e non fare per vietare qualcosa ad altri limitando di fatto la loro libertà più intima. Giuliano Ferrara si comporta esattamente con il cattolico che fa paura a Locke.
Per vietare l'aborto, visto che si tratta di questioni controverse e delicatissime, sia scientificamente che moralmente, e dopo che il popolo italiano si è espresso con un referendum, il massimo strumento di democrazia diretta presente oggi in Italia, è necessario indire e vincere un nuovo referendum. Questo ovviamente dando per scontato che il sistema dei media italiano, quello che deve informare e orientare l'opinione pubblica, sia in grado - e non lo è - di fare il proprio dovere.
Nonostante ciò il referendum le gerarchie ecclesiastiche non lo vogliono chiedere direttamente. Perché sanno di perdere. E proprio per questo prendono cautamente la distanza dalla lista di Ferrara. Non per ragioni di merito - "nobile intento" - ma solamente per contingenze strategiche.
L'unico terreno praticabile quindi è quello della politica con la p minuscola e dei media. Intrallazzi di partito, minacce a mezzo stampa da parte della Cei attraverso l'Osservatore Romano e il tentativo di mistificazione sistematica dei fatti riguardanti la legge 194 da parte di Giuliano Ferrara, un uomo che si definisce ateo ma anche devoto (alle gerarchie cattoliche).
Per Locke questa sarebbe stata la massima mostruosità. Un ateo ma allo stesso tempo cattolico! Qualcosa forse non solo da reprimere ma addirittura da sopprimere.
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